lunedì 9 novembre 2009

In Rainbows... due anni dopo...


Basta leggere il titolo di questo blog per capire come i Radiohead siano una delle mie band preferite, e sotto certi punti di vista LA band preferita. A parte le passioni personali, è innegabile che ormai, sopratutto per noi europei costretti a veder premiati come "band" dell'anno i Tokio M(H)otel, i 5 quarantenni inglesi siano una delle istituzioni musicali mondiali e nonostante la loro categorizzazione "alternative" riescano a creare così tanto seguito e così tanta attesa per i propri lavori.
Inevitabile quindi che il loro ultimo lavoro abbia catalizzato molte emozioni e molto interesse (e non parleremo qui del metodo di distribuzione). Girando un po' per i forum dedicati, sono rimasto sopreso di come in molti casi si sia passati, nei primi mesi, dall'adorazione per l'album a una sorta di presa di distanze un anno o due anni dopo...
Essendo ormai diventati "I RADIOHEAD", quindi una band affermata e con un passato non si può più giudicarli con la freschezza di un tempo: qualsiasi cosa facciano non sarà mai un nuovo Kid/A o un OK Computer (il loro zenit artistico), e anche se faranno un album così così per forza ci "deve essere qualcosa di geniale" perchè l'ha fatta Thom Yorke.
La verità, a mio parere, è che ambedue le cose sono vere. C'è un buon 99% di possibilità che una cosa fatta da il dinamico Thom e l'introverso Johnny Greenwood abbia insito qualcosa di geniale, ma è anche vero che dopo aver raggiunto apici di grandezza musicale epica (i suddetti capolavori del 1997 e del 2000) è difficile continuare a ripetersi.
Ebbene, con In rainbows, è successo: hanno di nuovo fatto un capolavoro. Attenzione: l'album lo è, le singole canzone.. circa. Il bistrattato e poi rivalutato penultimo gioiellino fu Hail to the thief, album con pezzi mostruosi ma con qualche traccia di troppo, idee sublimi ma non sviluppate da par loro, che nell'ascolto complessivo mostrava una certa incoerenza.
In rainbows invece è un album compatto, coeso, che fila lisco, ha un inizio e una fine, un percorso chiaro e limpido. Dopo non averlo ascoltato per qualche mese, giorni fa iTunes mi ha "spinto" a riascoltarlo tutto d'un fiato. "15 step" ti prende subito per la gola, e "Videotape" ti ributta alla realtà con qualche lacrima che scende sul viso. La qualità delle canzoni è tutta altissima, non è stato buttato via un secondo, nulla è sprecato, dalla divina "Reckoner" alla soprendente "Faust Arp".
Sarà pur vero che non c'è un singolone memorabile come "Paranoid Android", sarà pur vero che il loro apice artistico è stato raggiunto 9 anni fa, ma signori... in tempi musicali bui, nei quali proprio un loro urlo di dolore messo in musica viene violentato da un nostro celeberrimo rocker, sapere che i Radiohead sono ancora capaci di fare musica divina è la garanzia che avremo ancora modo di provare emozioni immense. E conoscendo l'instabilità di Thom in materia, non sorprendiamoci se dopo un album musicalmente "accessibile" non gli prenda un trip di ributtarsi in loop digitali stile Kid/A... in ogni caso segua il suo istinto ed il suo genio, sinora non ha mai sbagliato.

Nessun commento:

Posta un commento